
Il Liceo “Don Milani” alle XXVIII Olimpiadi di Filosofia
“I giovani sono inclini ai desideri e portati a fare ciò che desiderano. Tra i desideri del corpo sono inclini soprattutto a quelli amorosi e sono incontinenti al riguardo. Sono mutevoli e presto sazi nei loro desideri e, come desiderano intensamente, così cessano rapidamente di desiderare; infatti le loro volontà non sono forti, ma sono come la sete e la fame dei malati.”
[Aristotele, Retorica II, 12]
È un pensiero molto simile a questo, sempre di matrice aristotelica, che è stato fornito tra le tracce della fase regionale Friuli Venezia Giulia della XXVIII edizione delle Olimpiadi di Filosofia. Ed è proprio il tema scelto e sviluppato anche da Davide Maria De Nardo, un alunno del Liceo scientifico paritario “Don Lorenzo Milani” di Udine, classificatosi terzo a pari merito, con un elaborato in cui ha dimostrato, nonostante la sua giovane età e la sua fresca esperienza in ambito filosofico (è stato l’unico partecipante di classe terza, in mezzo a ragazzi e ragazze dell’ultimo biennio superiore), non solo di conoscere, ma anche e soprattutto di saper analizzare, interpretare e dar voce alla vita. Molto spesso ci si chiede a che cosa serva la filosofia e quale sia l’utilità dello studiarla attraverso il classico approccio storico, che viene adottato in gran parte delle scuole italiane oggi. Lo stesso Aristotele ci viene in aiuto, quando nella sua Metafisica scrive che “La filosofia non serve a nulla […]; ma proprio perché essa è priva di legame di servitù è il sapere più nobile”. È proprio dall’amore supremo (dal greco φιλο) per la conoscenza (dal greco σοφία ) infatti, che nasce quella che prima di tutto è una propensione alla vita, una ricerca del senso di tutto, di noi e degli altri, in qualsiasi fase o momento del nostro percorso. Anche ai ragazzi d’oggi, sì, la filosofia può dare tanto; ma piace solo se viene fatta amare. “I giovani imparano nel corso dell’adolescenza a comprendere come funziona il mondo è come gestire i loro sentimenti”, ha scritto Davide nel suo testo, “ma non per questo bisogna giudicarli come individui incapaci di sostenere il peso di ciò che provano”, specie quando si parla di amore o amicizia. “Le relazioni dei giovani”, continua poi, “potranno non essere mature o sempre durature, come quelle degli adulti, ma sono comunque genuine. Se si pensa, l’uomo cerca sempre un modo per categorizzare tutto, persino i suoi simili; le persone spesso sono divise per etnia, ricchezza, sesso o anche per età. In questo modo, però, si dimentica che anch’esse sono individui, completamente uguali agli altri e per questo è inutile cercare un conflitto o un modo per definire il loro comportamento. Si dovrebbe, invece, cercare di capirli, parlare e imparare, in questo modo, a conoscerli; basterebbe un piccolo punto in comune come base d’appoggio”. È proprio lo stimolo al confronto, allo scambio e all’ascolto ciò che viene più alimentato attraverso lo sviluppo del pensiero e la conoscenza di chi, nel corso dei secoli e dei millenni, ha dedicato la propria esistenza a questo. È la potenza del dialogo socratico, che porta gli interlocutori a trovarsi nudi di fronte alle proprie certezze, per potersi poi rivestire con gli abiti della propria ignoranza, quella dotta mancanza di conoscenza, unico fondamentale presupposto per poter crescere nel mondo. Il nucleo centrale è costituito dall’arduo tentativo di imparare a vivere, seppur nella consapevolezza di fondo che, come affermato dal filosofo francese De Montaigne nel lontano XVI secolo, “filosofare significa imparare a morire”. La filosofia è il percorso che si fa per raggiungere una risposta, non la risposta in sé. Ed è proprio questo che la rende così fluida e sfuggevole, ma, allo stesso tempo, così ricca e profonda. La filosofia stessa è il dubbio, quel dubbio kantiano che funge da molla per creare un mondo dove tutto possa, almeno ipoteticamente, avere un senso. Un senso dettato proprio da quell’amore per il sapere, motore incontrastabile della nostra vita, quella più pura e più vera. “Che sia l’amore”, dunque, concludendo con le parole di Davide, “il nostro ponte alla conoscenza”.
Prof.ssa Lisa Colautti
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