
Perché la musica esiste, nasce, muore
In questo articolo discuteremo di tre quesiti che non ci poniamo di solito. Si parla di un argomento che è sempre presente nelle nostre giornate, la musica, Come nasce? Come muore? E, soprattutto, perché esiste? Iniziamo definendo cos’è, se vi chiedessero di definirla, molti risponderebbero le canzoni che si sentono alla radio, altri suoni prodotti da uno strumento come la chitarra o la batteria. In realtà, la musica è una cosa costantemente presente, in ogni momento della nostra vita. John Cage (1912-1992), compositore sperimentale degli anni 50 del 1900, è stato uno dei più radicali musicisti e e ha dato una definizione universale di musica che ancora oggi è riconosciuta. Musica sono tutti i suoni presenti dappertutto, che siano i suoni delle macchine nel traffico, fino al rumore dei tuoni e della pioggia. Qualsiasi suono esistente è considerato musica. Perché battere il ritmo sul telaio di un’auto dovrebbe essere differente da una batteria? Questa è la musica, tutti i suoni che ci circondano: il silenzio assoluto non esiste, quando ci stendiamo sul letto della nostra camera e restiamo lì ad ascoltare, ci renderemo conto che non c’è veramente silenzio, perché ci sarà qualche rumore in sottofondo, persino il battito del cuore.
Adesso che abbiamo riportato la definizione canonica e moderna di musica, concentriamoci sulla prima domanda. perché la musica esiste? Per dare una risposta a questo ci dovremmo concentrare soprattutto sulla parte di musica che comprende le canzoni, quindi solo quella che ha lo scopo di intrattenere. La musica (che definiremo “comune” visto che è la prima cosa che viene in mente quando si parla di essa) è una risorsa che esistite fin dall’antichità, da quando l’uomo delle caverne, per celebrare la caccia appena compiuta, inizia a battere un bastone a ritmo su un tronco, oppure a creare strumenti rudimentali come il Flauto di Neanderthal, il primo strumento creato esclusivamente per la musica. Gli strumenti si sono evoluti negli anni: ai tempi dei romani venivano usati gli strumenti per le feste e i giochi, nel Medioevo la musica profana per narrare racconti e fiabe oppure la musica sacra veniva usata dalla chiesa per darsi un senso di potenza e grandezza. Usava strumenti molto riverberanti come l’organo e i cori di voci. Nell’età moderna, che comprende tutto il 1900 fino ad oggi, la musica “comune” esiste perché l’essere umano ha bisogno di manifestare un’emozione forte o vuole trasmettere un pensiero così grande che le parole normali non riescono ad esprimere. Basta pensare agli anni della controcultura hippie, oppure del punk e della frattura generazionale, quando i giovani avevano trovato il loro modo di esprimere le emozioni, sia positive che negative e i loro pensieri attraverso la musica. L’uomo sente il bisogno primario di esprimere in modo universale tutto quello che lo pervade.
Ora che abbiamo risposto alla prima domanda, ci troviamo davanti un altro dilemma che coinvolge sempre la musica “comune”: come nasce? La risposta a questa domanda richiede un’analisi meno specifica e più incentrata sul significato astratto, perché si parla dei sentimenti umani. Uno stile di musica nasce di solito col ricambio generazionale, oppure con la nascita di uno dei primi musicisti/compositori dello stile specifico. Si dice che Elvis Presley sia stato uno dei primi a fare il rock’n’roll e questo stile viene riconosciuto dal momento storico dall’uscita del suo primo singolo. Cos’è che rende uno stile diverso dall’altro? Quasi tutto, ovviamente non contando dei sotto generi. Quando c’è uno stile diverso di musica cambiano gli strumenti e la tecnica con cui viene suonato. Ovviamente ci sono anche delle influenze da diversi stili, ad esempio la disco usa sempre la chitarra elettrica. Nella musica moderna viene utilizzato praticamente sempre il sintetizzatore, invece nella musica classica si usa sempre strumenti detti “acustici”, cioè strumenti non elettrici. Poi bisogna considerare anche il modo in cui si suona: se nella musica classica c’erano molti virtuosismi, in quella moderna si usa meno tecnica e si mette in primo piano la voce. Ricapitolando, uno stile di musica nasce da un modo diverso di esprimersi, da artisti che fanno evolvere lo stile, da strumenti musicali differenti e dal modo di suonare differente.
Ora siamo arrivati all’ultima domanda: come muore la musica? Questa domanda può essere interpretata in diversi modi; nel sistema più tecnico una musica muore quando non arriva più innovazione. Il fatto è che quando una musica si evolve, i suoi musicisti sperimentano con essa, mutandola. Viene vista come se lo stile fosse qualcosa di vivo e in continuo cambiamento, dal momento che gli artisti si impegnano a sperimentare. Non è, quindi, come si pensa normalmente, che una musica muoia perché non c’è più gente che l’ascolta, ma avviene quando si smette di farla evolvere. La musica classica, ancora oggi suonata in orchestra, viene ascoltata da molti, ma è morta perché al giorno d’oggi non ci sono grandi compositori che la fanno mutare.
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