
La cura di sé
I due livelli di interpretazione
La nostra esistenza ha due ideali: un livello di alta semplicità, dove i bisogni si realizzano naturalmente, e un livello di alta costruzione, dove raggiungiamo gli stessi risultati tramite la nostra organizzazione. Così, il cammino dell’uomo nella vita sembra seguire sempre questo schema ed essere ripetitivo.
Una connessione con l’antichità
Il primo teorico a porsi il problema della cura di sé è Socrate, con la fondazione di una pedagogia antropologica. Il maestro di strada che risveglia i giovani ad ascoltare la propria coscienza, a rientrare in se stessi e a conoscersi, iniziando un processo verso la scoperta del proprio εγώ. Nei testi socratici di Platone l’iter del conoscere se stessi viene tutt’oggi presentato in modo esemplare. Una tensione verso la verità che si raggiunge dialetticamente, per via negativa, esercitando il dubbio e la tensione.

Come curare sé stessi
Curarsi significa riassumere di fronte a se stessi una disposizione di tutela e di prossimità, di dedizione e di sostegno. Come ci ricorda la cultura filosofico-antropologica ognuno deve leggere, capire e vigilare se stesso.
Il problema al giorno d’oggi
È la problematicità del farsi soggetto che va oggi coltivata. Ogni individuo rischia di scomparire, di venir riassorbito nel sociale, nel processo di assimilazione sociale e perdersi come individualità. Basta pensare alla nascita della moda, delle correnti in cui si fa una cosa solo perché la fa l’amico, o al fatto di seguire la massa per non sembrare diverso o, alle volte, strano.
Labirinto o lontananza da noi stessi
Se la forma del nostro esistere è sempre più uno stare nel labirinto, dobbiamo attrezzarci ed attraversarlo,
sondarne i diversi percorsi, procedere per tentativi ed errori, vivere un logos contrassegnato dalla complessità che recuperi il nesso tra ragione ed emozioni.




