
Il Carnevale
Il Carnevale è senza dubbio la festa più pazza e variopinta dell’anno, dove tutto è permesso e il gioco, lo scherzo e la finzione diventano, per un po’, una regola. È da sempre l’occasione per gustare dolci tipici, come le chiacchiere, le frittelle o castagnole e altre golosità.
Si tratta di una delle ricorrenze più diffuse e popolari del mondo, basti pensare all’immensa notorietà di cui godono eventi come il Carnevale di Rio o quello di Venezia.
Origini
Il termine “carnevale” deriva dal latino “carnem levare” che letteralmente significa “privarsi della carne” e si riferiva all’ultimo banchetto che tradizionalmente si teneva l’ultimo giorno prima di entrare nel periodo di Quaresima ossia nel martedì grasso che precedeva il mercoledì delle ceneri.
La festività cristiana, durante l’impero romano, coincideva con la festività dei Romani pagani, i quali festeggiavano il nuovo anno, e si davano a delle esagerazioni. I Romani durante il mese di febbraio soverchiavano, per un giorno, i ruoli sociali vestendosi con costumi, o indossando maschere, fingendosi qualcun’altro e urlando a gran voce insulti e cadendo in volgarità. Una frase usata durante la festa pagana era “Semel in anno licet insanire” che sta a significare una volta all’anno è lecito impazzire.
Noi studenti del Liceo Don Milani insieme alla professoressa di Latino abbiamo conosciuto gli usi, le tradizioni e gli atteggiamenti dei Romani durante la festività pagana analizzando anche il detto latino. Per noi il messaggio indica un momento di riflessione e di consapevolezza per ricordarsi della necessità di interrompere la normalità dei doveri quotidiani con una festa spensierata dove tutti possono darsi alla follia, tornare a sorridere per togliersi lo stress, recuperare le energie fisiche e psichiche.
Tradizioni nelle varie città
I festeggiamenti del Carnevale, soprattutto in Italia, sono molteplici e affondano le loro radici nei secoli.
Viareggio, Cento, Satriano, Acireale, Fano, Putignano, Verona, Striano sono solo alcune delle tradizionali rassegne carnevalesche oggi considerate fra le più importanti del mondo, ognuna con i suoi peculiari ed inimitabili riti. 
Il Carnevale di Venezia é di gran lunga il più popolare: un documento originale datato 1094 fa menzione di un “pubblico spettacolo” nel periodo pre-quaresimale per le strade della città e la festa venne formalmente istituita dal Doge nel 1296. Dopo 800 anni di storia, il Carnevale venne vietato da Napoleone nel 1797 dopo la sua occupazione armata della città perché giudicato “sovversivo” e fu “riportato alla luce” solo nel 1979.
Ad Ivrea, invece, il Carnevale si celebra dal 1808 ed è caratterizzato dalla originalissima “Battaglia delle Arance” che vede impegnate nove squadre che rappresentano le diverse “contrade” della città, in stile Palio di Siena.
Costumi tipici
Le maschere carnevalesche non sono nate per il Carnevale ma per il teatro. Era la metà del cinquecento quando si sviluppò una nuova forma di teatro, la Commedia dell’Arte, dove gli attori impersonavano soggetti con precise caratteristiche indossando maschere e costumi: c’era l’imbroglione, il servo astuto, il cavaliere galante, l’avaro… Si trattava di opere divertenti e coinvolgenti portate soprattutto sulle piazze. E piano piano quasi tutte le regioni si sono caratterizzate con le loro maschere tradizionali: Arlecchino, Beppe Nappa, Brighella, Burlamacco, Capitan Spaventa, Dottor Balanzone, Fagiolino, Gianduja, Gioppino, Colombina, Meneghino, Meo Patacca, Pantalone, Pierrot, Pulcinella, Rosaura, Rugantino, Sandrone, Stenterello, Tartaglia.

Capitan Spaventa é la maschera che mi ha incuriosito di più perché si atteggia come se fosse l’eroe vittorioso tornato dalla battaglia ma é goffo e buffo ed é il primo ad infuriarsi per piccole burle. Inoltre viene ritratto sempre con la spada sguainata in alto, pronto alla battaglia come se dovesse sfidare qualcuno… un vero esempio di comicità.
Il Carnevale piace a molti per i colori e per le sfilate che rendono le città e le strade piene di variopinti striscioni e coriandoli e buffi e strampalati personaggi.
Ritengo che sia una festa utile per la gente che si veste in modo sfarzoso e scherzoso ritrovando momenti di leggerezza nella frenetica quotidianità. Mi accorgo però che il significato di un tempo stia svanendo visto che solo pochi fedeli sanno il vero motivo religioso della festa. Anche io non ne ero a conoscenza fino a che la professoressa di religione non lo ha spiegato in classe.
Ricordiamoci che é importante capire e ricordare i veri significati delle tradizioni perché fare senza sapere le vere motivazioni non ci rende pienamente consapevoli e liberi nel nostro agire



