
Quintiliano, la scuola fascista e odierna
Una delle maggiori innovazioni che Quintiliano porta con i suoi scritti è proprio l’idea del buon maestro e di come dovrebbe essere la scuola secondo lui.
Un buon maestro deve assumere un atteggiamento simile a quello di un genitore, diventando a tutti gli effetti una seconda guida. Deve sapere come prendere i suoi allievi e deve dare loro spunti e curiosità; per questo Quintiliano sottolinea che deve essere un buon cittadino anche al di fuori dell’insegnamento. Egli deve riconoscere i meriti degli allievi e dare loro valutazioni giuste per non demoralizzare ne esaltare, però allo stesso tempo deve essere a conoscenza del fatto che ogni allievo ha bisogno del suo tempo per l’apprendimento e deve sapere come spronare gli allievi meno volenterosi.
La sua idea di maestro è, dunque, molto moderna. Oltre a questo, lui descrive come dovrebbe essere la scuola e ne propone esempi.
Dovrebbe essere pubblica, per dare la possibilità agli allievi di confrontarsi tra di loro ed instaurare una competizione sana. È infatti fortemente contrario alla scuola privata. Afferma, inoltre, che nella vita scolastica di uno studente deve essere presente il gioco o lo svago, ovvero del tempo che si dedica ad attività costruttive che aumentano la capacità di comprendere e rendono meno pesante lo studio durante la giornata scolastica. Dunque, propone una visione di scuola molto simile a quella odierna e a quella che a noi sembra più giusta.
Durante il periodo fascista la visione scolastica è opposta. Nel 1928 viene stipulato un decreto riguardante la scuola, secondo il quale gli insegnanti delle elementari devono aderire e giurare fedeltà al fascismo; successivamente questo viene esteso anche alle superiori ed università. Nello stesso periodo viene attuata una riforma scolastica dal filosofo e politico Giovanni Gentile, che rimase in vigore fino alla seconda metà del XX secolo. La riforma prevedeva la divisione in classe in base al sesso, la prima ora di ogni giorno scolastico era
dedicata a motoria, così da creare soldati forti e donne sane per concepire. La scuola è stata resa obbligatoria fino ai 14 anni, ma erano gratuiti solo fino ai 10, dopodiché spettava alle famiglie affrontare i costi dell’educazione. Ciò comportava che solo le famiglie benestanti mandavano a scuola i figli fino all’età dell’obbligo, alle superiori o università. Nel programma scolastico era presente anche un’ora di religione, in cambio del riconoscimento della città del Vaticano.

La scuola in questo periodo è molto rigida e dà permesso di studiare solo a chi davvero è bravo e lo merita, infatti, vi erano molte bocciature. Questo tipo di rigidità era, considerata la miglior soluzione per avere una classe dirigente futura capace e motivata.
Tutto questo sistema scolastico va a contrastare quello che è il pensiero di Quintiliano, poiché nega la possibilità di studiare a chi “non lo merita”, anche se i tempi non lo permettevano a tutti. La scuola ideale, vista con un occhio moderno, è proprio quella che descrive e cerca di mettere in atto Quintiliano. Una scuola, dunque, dove si da priorità all’insegnamento e allo trasmettere le passioni dell’insegnante allo studente, dove il rispetto e l’autorità sono conquistati a parole e non con punizioni corporee. Dunque, l’insegnante, oltre ad avere un ruolo di secondo genitore, deve essere anche un buon oratore, simile a come Quintiliano descrive Cicerone. Dunque, deve avere la capacità di trasmettere ciò che ha studiato con parole il più semplici possibili e facendo vedere che la materia che insegna suscita grande interesse in lui, così da far capire la bellezza di essa agli alunni che, di conseguenza, saranno molto più vicini alle sue parole e alle sue spiegazioni.
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